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Giovanni Boccaccio

by Edward Hutton

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Appendix IV

The Acrostic of the Amorosa Visione Dedicating the Poem to Fiammetta

This acrostic consists of three ballate composed by reading the first letters of the first verses of each terzina throughout the poem.

I

Mirabil cosa forse la presente
  Vision vi parrà, donna gentile,
  A riguardar, sì per lo novo stile
  Sì per la fantasia ch’ è nella mente.
Rimirandovi un dì subitamente
  Bella, leggiadra et in abit’ umile,
  In volontà mi venne con sottile
  Rima trattar parlando brievamente.
Adunque a voi, cui tengo Donna mia,
  Et chiu sempre disio di servire,
  La raccomando, madama Maria:
E prieghovi, se fosse nel mio dire
  Difecto alcun, per vostra cortesia
  Correggiate amendando il mio fallire.
Cara Fiamma, per cui ‘l core ó caldo,
  Que’ che vi manda questa Visione
  Giovanni è di Boccaccio da Certaldo.

II

Il dolce immaginar che ‘l mio chor face
  Della vostra biltà, donna pietosa,
  Recam’ una soavità sì dilectosa,
  Che mette lui con mecho in dolce pace.
Poi quando altro pensiero questo disface
  Piangemi dentro l’ anim’ angosciosa,
  Cercando come trovar possa posa,
  Et sola voi disiar le piace.
Et però volend’ i’ perseverare
  Pur nello ‘nmaginar vostra biltate,
  Cerco con rime nuove farvi onore.
Questo mi mosse, Donna, a compilare
  La Visione in parole rimate,
  Che io vi mando qui per mio amore.
Fatele onor secondo il su’ valore
  Avendo a tempo poi di me pietate.

III

O chi che voi vi siate, o gratiosi
  Animi virtuosi,
  In cui amor come ’n beato loco
  Celato tene il suo giocondo focho;
I’ vi priego c’ un poco
  Prestiate lo ‘ntelletto agli amorosi
  Versi, li quali sospinto conposi,
  Forse da disiosi
Voler troppo ‘nfiammato: o se ‘l mio fioco
  Cantar s’ imvischa nel proferer broco,
  O troppo è chiaro o roco,
  Amendatel’ acciò che ben riposi.
Se in sè fructo, o forse alcun dilecto
  Porgesse a vo’ lector, ringratiate
  Colei, la cui biltate
  Questo mi mosse affar come subgiecto.
E perchè voi costei me’ conosciate,
  Ella somigli’ amor nel su’ aspecto,
  Tanto c’ alcun difecto
  Non v’ à a chi già ‘l vide altre fiate;
E l’ un dell’ altro si gode di loro
  Ond’ io lieto dimoro.
  Rendete allei il meritato alloro,
  E più non dic’ omai,
Perchè decto mi par aver assai.

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